La liquidazione giudiziale nel nuovo Codice della Crisi d'impresa e dell'insolvenza
Il varo del D.lgs. n. 14/2019, sebbene ritardato dalla crisi pandemica, costituisce una sorta di rivoluzione copernicana di tutto l’assetto delle procedure concorsuali regolatorie della crisi d’impresa. A voler utilizzare un’immagine plastica, il legislatore della riforma ha inteso disegnare, per l’impresa in crisi, un percorso di salvataggio con il quale, in una logica preventiva e prima del definitivo precipitare nel gorgo dell’inesorabile ed irreversibile insolvenza, all’impresa in crisi vengono offerti una serie di strumenti e di appigli volti al suo risanamento, al recupero dell’equilibrio economico-finanziario o ad un’uscita di scena dignitosa e senza grandi spargimenti di sangue. In questo quadro, dunque, la prospettiva fallimentare è solo una extrema ratio, la botola che si apre sotto i piedi dell’impresa quando, nonostante i numerosi paracadute approntati nel lungo percorso del corridoio di salvataggio, questa non ha potuto o non ha saputo approfittare delle vie d’uscita laterali. È un percorso di salvataggio che parte fin dalla previsione dei c.d. alerts, campanelli d’allarme che, nella comune esperienza delle corti di merito, costituiscono sintomi pressoché certi della futura malattia. Ed è un percorso che, per le ragioni indicate, comporta altresì un capovolgimento topografico della gestione della crisi d’impresa: se la legge fallimentare del 1942 esordiva proprio con la disciplina e la trattazione del fallimento per occuparsi solo secondariamente delle altre procedure concorsuali (ritenute minori), oggi il nuovo Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza sovverte funditus la struttura e l’organizzazione della disciplina della crisi d’impresa ed apre le danze con l’enunciazione degli indicatori della crisi, passa per i saloni del tentativo di soluzione della stessa (mercé il riacquisto da parte dell’impresa del perduto equilibrio economico-finanziario ovvero l’approdo ad un’uscita onorevole dal mondo economico, possibilmente con il minor pregiudizio possibile per il ceto creditorio) e perviene all’uscita secondaria della liquidazione giudiziale solo se la permanenza nelle zone protette non è stata possibile o non è stata voluta. Dunque, si comprende già sin d’ora l’importante mutamento di prospettiva che ha caratterizzato l’operato del legislatore del 2019, un mutamento di prospettiva che non è solo semantico (non si parla più, infatti, di fallimento), ma, come si è visto, reale e sostanziale. A ciò va ad aggiungersi la recente legislazione emergenziale, ossia la normativa, spesso adottata in via d’urgenza, volta a scongiurare le crisi da Covid-19, ossia le situazioni di insolvenza dovute non ad una strutturale incapacità dell’azienda di raggiungere il proprio equilibrio economico-finanziario, bensì alle immani difficoltà cagionate in tutto il mondo da un lockdown che, più o meno ininterrottamente, ha imperversato per oltre un anno. La presente trattazione, pertanto, si prefigge lo scopo di esaminare in maniera dettagliata la normativa dettata per la regolazione della liquidazione giudiziale, dando contezza anche degli interventi che hanno, talvolta, ridisegnato la traiettoria del tiro per effetto della normativa emergenziale. Verrà, inoltre, prestata particolare attenzione agli aspetti pratici della liquidazione giudiziale, in considerazione del fatto che è verosimile che molti professionisti anche nuovi all’esperienza di curatore verranno coinvolti nella gestione di una crisi d’impresa che, a causa della pandemia, sarà sicuramente molto più imponente di quella immaginata dal legislatore della riforma.
Specifiche
Titolo:
La liquidazione giudiziale nel nuovo Codice della Crisi d'impresa e dell'insolvenza
Editore:
Edizioni Ad Maiora
Anno :
Agosto 2021
Libro in brossura:
394 pagine
Indice Analitico:
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Prefazione:
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Estratto Libro:
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Autore:
Alessandra Leggio