EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE - SOPRAVVENIENZA E/O ESCLUSIONE DELLE AGEVOLAZIONI FISCALI - IL D.P.R. N. 601/1973 E LA REGOLA DEL “NUMERUS CLAUSUS”

Il caso che ci occupa verte sull’obbligo o meno del versamento delle imposte catastali ed ipotecarie a seguito della registrazione del contratto di compravendita avente ad oggetto un immobile rientrante nel programma pubblico di edilizia c.d. economica e popolare stipulato tra un privato e una persona giuridica soggetta a IVA, in qualità di venditore. Più nel dettaglio, l’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in cassazione avverso la decisione della Commissione tributaria regionale che confermava l’esistenza del beneficio fiscale ex art. 32 d.p.r. n. 601/1973 per trasferimenti aventi ad oggetto aree immobiliari predette. L’ente sosteneva che il giudice di secondo grado avesse erroneamente ritenuto di poter estendere l’applicabilità dell’art. 32, comma 2, d.p.r. n. 601/1973 anche ad atti sottoposti ad IVA, sulla scorta, altresì, del principio di alternatività tra IVA e registro.

Data: 22 Novembre 2022
IMPOSTA SU SUCCESSIONI E DONAZIONI - PRETESA IMPOSITIVA ESERCITATA SU BASE DELLA DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE - SOGGETTO PASSIVO - DETERMINAZIONE DELL’IMPORTO DOVUTO

Nel caso che ci occupa, l’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione avverso la decisione della Commissione tributaria regionale di confermare la nullità dell’avviso di accertamento per il recupero del pagamento dell’imposta di successione emesso nei confronti degli eredi del defunto, a seguito della dichiarazione di morte dello stesso. L’ente sosteneva che piuttosto che optare per l’annullamento, il giudice avrebbe dovuto rideterminare l’effettivo ammontare del tributo; motivo ritenuto fondato dalla Corte di Cassazione adita. Nell’ordinanza in commento, infatti, la Suprema Corte chiarisce che a fronte di una pretesa impositiva esercitata sulla base della dichiarazione di successione, spetta agli interessati dare la prova di eventuali vicende successive, estintive o modificative della pretesa impositiva (rinuncia all’eredità o al legato e/o accertamento della qualità di legatario anziché di quella di erede); peraltro, essendo il processo tributario un giudizio di impugnazione-merito, a seguito di allegazione di prova da parte del contribuente di un fatto idoneo a modificare i termini della pretesa tributaria, il giudice tributario non può limitarsi ad annullare l’avviso di accertamento, ma deve procedere alla rideterminazione dell’importo del tributo effettivamente dovuto.

Data: 15 Novembre 2022
AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA DELLE GRANDI IMPRESE - RICONOSCIMENTO DELLA PREDEDUZIONE ALLE IMPRESE FORNITRICI - NOZIONE DI IMPIANTO ESSENZIALE

Nella sentenza in commento la Suprema Corte si pronuncia in merito alla specifica ipotesi di prededuzione prevista dall’art. 3, comma 1-ter, d.l. n. 347/2003, conv. con mod. dalla legge n. 39/2004. La predetta norma, in deroga al principio generale di cui all’art. 2740 c.c., consente la prededucibilità di crediti di piccole e medie imprese nei confronti di una società posta in amministrazione straordinaria che gestisce almeno uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale (individuato ai sensi dell’art. 1 d.l. n. 207/2012, conv. con mod. dalla l. n. 231/2012), sorti anteriormente all’apertura della procedura e relativi a prestazioni necessarie al risanamento ambientale, alla sicurezza e alla continuità dell’attività degli impianti produttivi essenziali di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 marzo 2014.

Data: 25 Ottobre 2022
IVA - CESSIONE DI ORO, ARGENTO E PIETRE PREZIOSE - REVERSE CHARGE - ONERE PROBATORIO

Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate ricorreva in cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale che aveva respinto l’appello dell’ente contestando alla CTR di aver invertito l’onere della prova in materia di reverse charge. Più nel dettaglio, oggetto del contendere era la mancata sottoposizione ad IVA ordinaria di acquisti di oro, argento e pietre preziose da parte della società I. P. s.r.l.; la CTR aveva ritenuto che non vi fosse alcuna prova in merito all’applicabilità del regime ordinario contestato dall’ente rispetto a quello dell’inversione contabile che il contribuente aveva ritenuto applicabile.

Data: 12 Ottobre 2022
AVVISO DI ACCERTAMENTO PER IMPOSTE DIRETTE E IVA - OPERAZIONI SOGGETTIVAMENTE INESISTENTI - ONERE PROBATORIO E FONDATEZZA DELLA PRETESA TRIBUTARIA

Nel caso che ci occupa la Corte torna a pronunciarsi in materia di operazioni soggettivamente inesistenti. L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale che rigettava l’appello dell’ente vertente su un avviso di accertamento relativo all’anno di imposta 2006 per imposte dirette e IVA. Si ricorda a noi stessi che è definita soggettivamente inesistente l’operazione effettivamente compiuta, ma con fattura che riporta un soggetto diverso da quello che l’ha eseguita realmente. L’obiettivo primario è, dunque, l’evasione dell’IVA da parte di chi ha materialmente eseguito la prestazione

Data: 4 Ottobre 2022
SOTTOSCRIZIONE DELL’AVVISO DI ACCERTAMENTO - DELEGA DI FIRMA E DELGA DI FUNZIONI, FATTISPECIE DIFFERENTI

Nel caso che ci occupa, l’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione avverso la sentenza della CTR Sicilia che - confermando la decisione della CTP Agrigento - aveva ritenuto l’atto di accertamento oggetto di causa nullo per irritualità della delega, da parte del soggetto delegante, al funzionario che aveva sottoscritto l’atto. Partendo dal presupposto che, anche in ambito tributario, opera la presunzione generale di riferibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere nel cui esercizio è adottato, presunzione esclusa con riguardo agli avvisi ex artt. 42 d.p.r. n. 600/73 e 56 d.p.r. n. 633/72 - atti per cui non è operante l’art. 3 d.lgs. n. 39/1993 - e non ritendo applicabile la disciplina prevista per i suddetti avvisi alla delega del capo dell’ufficio per la firma; la Corte ha ritenuto più corretto, al fine di dirimere la controversia, concentrarsi sull’esame della natura della delega in oggetto.

Data: 14 Settembre 2022
LA RIMOZIONE DA PARTE DELL'AMMINISTRAZIONE, NELL'ESERCIZIO DEL PROPRIO POTERE DI AUTOTUTELA, DELL'AVVISO DI ACCERTAMENTO IMPUGNATO, DETERMINA IL VENIR MENO DI OGNI INTERESSE DEL CONTRIBUENTE ALL'ACCERTAMENTO DELL'INFONDATEZZA DELLA PRETESA FISCALE IMPUGNATA, CON CONSEGUENTE CESSAZIONE DELLA MATERIA DEL CONTENDERE, CHE PUÒ ESSERE DICHIARATA IN PRIMO GRADO ANCHE CON DECRETO PRESIDENZIALE RESO "INAUDITA ALTERA PARTE"

La Società ricorrente proponeva gravame contro la sentenza resa dalla CTR Puglia n. 645/6/15, depositata in data 23/03/2015 innanzi alla Suprema Corte, su di unico motivo, articolato in più profili di censura, deducendo, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 26, 27, 28 e 46, art. 101 c.p.c., art. 111 Cost., per aver la CTR confermato la legittimità del decreto del Presidente della Commissione tributaria provinciale, con cui era stata dichiarata la cessazione della materia del contendere, con compensazione delle spese di lite, per essere sopravvenuto al ricorso l'annullamento in sede di autotutela dell'avviso di accertamento impugnato.

Data: 26 Luglio 2022
IN TEMA DI IMPOSTE TRIBUTARIE E, NELLO SPECIFICO, PER QUANTO CONCERNE LA TARSU, L'ANNULLAMENTO GIURISDIZIONALE DELLA DELIBERA COMUNALE DI DETERMINAZIONE DELLA TARIFFA PER UN'ANNUALITÀ NON AVRÀ EFFICACIA CADUCANTE SULLE DELIBERE NON IMPUGNATE E MERAMENTE RIPETITIVE DEGLI ANNI SUCCESSIVI

La vicenda de qua prende avvio dall’impugnazione di un avviso di accertamento in tema di TARSU relativa agli anni dal 2006 al 2011 avviato dal Club M.: nello specifico, il ricorrente rilevava, tra le altre motivazioni, l'assenza di una norma primaria che giustificasse la pretesa impositiva, la mancata considerazione della stagionalità dell'attività svolta, l'erronea determinazione della superficie tassabile, la parziale attivazione da parte del Comune del servizio di raccolta dei rifiuti, la conseguente necessità del club di avvalersi di una società per lo smaltimento e la illegittima applicazione di sanzioni e interessi. Va detto che il ricorso veniva respinto sia in primo che in secondo grado di giudizio, di tal ché il Club introitava ricorso per Cassazione ed il Comune di Pizzo resisteva con controricorso. Dei 4 motivi formulati da parte ricorrente nella propria doglianza, il secondo – accolto parzialmente dagli Ermellini – merita, in questa sede, una particolare disamina.

Data: 12 Luglio 2022
IN TEMA DI IMPOSTA IPOTECARIA E CATASTALE, LA BASE IMPONIBILE DEVE ESSERE DETERMINATA SULLA SCORTA DEL VALORE VENALE DEL BENE, E NON DEL CORRISPETTIVO DOVUTO AL CEDENTE. NON RILEVA LA CIRCOSTANZA CHE LA VENDITA DELL'IMMOBILE SIA ASSOGGETTATA AD IVA E NON AD IMPOSTA DI REGISTRO

La vicenda in esame prende spunto dalla pronuncia resa in primo grado dalla CTP di Roma, la quale aveva respinto il ricorso proposto dalla società contribuente contro l'avviso di liquidazione tramite il quale l'Ufficio aveva richiesto l'imposta ipotecaria e catastale, con sanzioni ed interessi, in relazione all'atto di compravendita avente ad oggetto un compendio immobiliare costituito da fabbricato e limitrofo terreno, con imposta commisurata ed accertata dall'Agenzia delle Entrate pari ad € 2.576.000,00 a fronte di quello dichiarato, pari ad € 595.579,00. Avverso detta pronuncia la società ricorrente adìva la CTR Lazio, la quale, in secondo grado di giudizio, accoglieva il ricorso proposto dalla società ricorrente avverso la sentenza resa dalla CTP di Roma.

Data: 5 Luglio 2022
AI FINI DELLA DETERMINAZIONE DELL'IMPOSTA IPOTECARIA DOVUTA IN CASO DI PERMUTA, LA BASE IMPONIBILE VA INDIVIDUATA TENENDO CONTO DEL VALORE DEL BENE CHE DÀ LUOGO ALL'APPLICAZIONE DELLA MAGGIORE IMPOSTA IPOTECARIA, A PRESCINDERE SE QUEL VALORE COINCIDA O MENO CON QUELLO PIÙ ALTO AI FINI DELL'IMPOSTA DI REGISTRO

La questione sottesa alla pronuncia in esame prende avvio dall'impugnazione di un avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate aveva rideterminato l'imposta ipotecaria dovuta rispetto ad una permuta avente ad oggetto, da un lato, la cessione di fabbricati e, dall'altro, la cessione di un terreno sito in un piano urbanistico particolareggiato. Questo giudizio si concludeva, in secondo grado di giudizio, con la sentenza n. 82 del 2014, resa dalla Commissione Tributaria di II Grado di Bolzano, a mezzo della quale la Commissione Tributaria, pur confermando la correttezza del criterio di calcolo applicato, accoglieva il ricorso introitato dalla contribuente, sancendo come, nello specifico, dovesse trovare applicazione l'agevolazione prevista dalla L. n. 388 del 2000, art. 33, con conseguente determinazione dell'imposta ipotecaria in misura fissa. Sta di fatto che avverso tale pronuncia di appello, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.

Data: 21 giugno 2022
AI FINI DELL’ESCLUSIONE DA IRAP, LE SOCIETÀ SEMPLICI, ESERCENTI ATTIVITÀ DI LAVORO AUTONOMO, LE ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI E GLI STUDI ASSOCIATI DEVONO PROVARE CHE NON SI È COSTITUITO IL VINCOLO ASSOCIATIVO

Il principio di diritto in epigrafe emarginato segue alla vicenda che ha visto la Commissione Tributaria Regionale della Toscana – Sezione staccata Livorno respingere il ricorso introitato dall’Agenzia delle Entrate avverso la sfavorevole sentenza di primo grado, la quale aveva accolto il ricorso proposto dallo Studio Legale M. contro il silenzio rifiuto opposto dall'amministrazione finanziaria all'istanza di rimborso dell'IRAP versata dal contribuente con riferimento agli anni d'imposta dal 2005 al 2008. Invero, i Giudici di secondo grado, muovendo dall’assunto in base al quale il reddito di uno studio associato viene assoggettato all'IRAP "a meno che il Contribuente non dimostri che tale reddito è derivato dal solo lavoro professionale dei singoli associati", evidenziavano come, nel caso di specie, il contribuente aveva "documentalmente provato come il reddito prodotto dall'associazione professionale fosse esclusiva derivazione del lavoro professionale svolto dai singoli associati tale da escludere l'assoggettabilità all'imposta". Ciò posto, per tale suesposta ragione, l’Agenzia delle Entrate proponeva gravame in Cassazione.

Data: 14 giugno 2022
AMBIGUITÀ SEMANTICA TRA L’IMPOSTA SULLE ACCISE E L’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO IN TEMA DI RIVALSA E DI IMPONIBILITÀ: DUE PESI, DUE MISURE

Con il presente lavoro sono stati messi a confronto due tributi di matrice comunitaria: l’Imposta sulle Accise e l’Imposta sul Valore Aggiunto. Comparando i due tributi, si osserva che per le accise non vi è un obbligo giuridico di rivalsa come per l’Imposta sul Valore Aggiunto. La struttura sistematica in cui si colloca il tributo sulle accise non presenta, in sé, la funzione di individuare la capacità contributiva del soggetto inciso dal tributo. In mancanza viene meno la costruzione del meccanismo applicativo della rivalsa. Da ciò, si evince l’assunto che il Testo Unico Accise d.lgs. 26 ottobre 1995, n. 504 non pone a carico dei soggetti passivi delle accise un vero e proprio obbligo di rivalsa, ma solo un diritto che potremmo definire potestativo di rivalersi. Aspetto bicefalo del tributo Accisa è quando concorre alla determinazione della base imponibile dell’Imposta sul Valore Aggiunto. La conseguenza di tale anomalia è che l’Imposta sul Valore Aggiunto, indetraibile per il consumatore finale, soggetto percosso, si trasforma in un tributo su altro tributo, ponendosi in contrasto con i principi immanenti del diritto tributario unionale.

Data: 9 Giugno 2022
LA MANCATA COMPILAZIONE DI UN QUADRO APPOSITO NON INTEGRA IL REATO DI OMESSA DICHIARAZIONE PREVISTO EX ART. 5 D.LGS. N. 74/2000 MA, RICORRENDONE I PRESUPPOSTI, QUELLO DI CUI ALL'ART. 4 DEL DECRETO MEDESIMO

La sentenza oggetto di disamina prende spunto dalla condanna di un contribuente sia in primo, che in secondo grado, per la violazione dell’art. 5 D.Lgs. n. 74/2000, che disciplina l'omessa dichiarazione della denuncia obbligatoria relativa alle imposte su redditi o sul valore aggiunto. In particolare, l’accusa mossa nei confronti dell’imputato era di aver sì presentato tempestivamente la dichiarazione annuale relativa alle imposte dirette ed IVA per l'anno d'imposta 2011, ma di aver lasciato in bianco lo spazio RS. Ciò posto, l'imputato ricorreva per Cassazione, lamentando, tra le altre cose, la mancata correlazione tra accusa e decisione ex artt. 521 - 522 - 604 c.p.p. ed eccependo, di conseguenza, la nullità della sentenza, per aver la stessa assimilato la mera incompletezza - riconducibile, al più, al diverso reato di dichiarazione infedele di cui all'art. 4 D.Lgs. n. 74/2000 - al delitto omissivo punito ai sensi dell'art. 5 del decreto anzidetto.

Data: 29 Marzo 2022
LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE HA RITENUTO LESIVA DEL DECORO PROFESSIONALE LA LIQUIDAZIONE DI UNA SOMMA OMNICOMPRENSIVA INFERIORE AI MINIMI TARIFFARI

Nel caso di specie, accadeva che un contribuente impugnava una intimazione di pagamento innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, eccependo l'intervenuta prescrizione del tributo. La CTP accoglieva il ricorso compensando le spese di lite. Il contribuente, dappoi, proponeva relativo gravame avverso l’illegittima compensazione; la Commissione Tributaria Regionale accoglieva il ricorso e condannava l'Ufficio al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio quantificandole "in € 300,00 per il primo grado ed € 300,00 per il secondo". Ciò posto, il contribuente proponeva ricorso per Cassazione avverso tale ultima pronuncia, evidenziando l’erroneità della sentenza resa nella parte in cui aveva operato una liquidazione delle spese legali in misura inferiore ai minimi tariffari, ledendo, in tale maniera, il decoro professionale.

Data: 1 Marzo 2022
NEL PROCESSO TRIBUTARIO, LA PARTE RESISTENTE LA QUALE, IN PRIMO GRADO, SI SIA LIMITATA AD UNA CONTESTAZIONE GENERICA DEL RICORSO PUÒ RENDERE SPECIFICA LA STESSA IN SEDE DI GRAVAME

Nella pronuncia oggetto di disamina la Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi sui limiti di ammissibilità di un gravame nel quale la ricorrente abbia meglio circostanziato gli elementi in diritto a fondamento della propria posizione difensiva. In particolare nella sentenza in commento gli Ermellini hanno nuovamente posto l’attenzione sull’esatta interpretazione dell’art. 57, comma II, D.Lgs. n. 546/1992, con particolare riguardo al divieto di proporre nuove eccezioni in appello. Nel caso specifico è accaduto che, secondo il contribuente l’eccezione formulata da parte dell’Ufficio - secondo cui la nozione di possesso recepita dall'art. 17 T.u.i.r. si doveva intendere riferita all'effettiva titolarità dell'azienda ed il giudice di appello avrebbe dovuto rilevare la definitività dell'accertamento sulla durata ultraquinquennale (pari a 32 anni) del possesso dell'azienda da parte del contribuente (dovendosi sommare quello della de cuius a quello dell'erede, ai sensi dell'art. 1146 c.c.) - avrebbe dovuto essere dichiarata inammissibile, perché proposta per la prima volta in appello, l'eccezione dell'Ufficio, di tal che l'appello dell'Ufficio avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile per carenza di interesse.

Data: 22 Febbraio 2022
IN TEMA DI IMU, NON SUSSISTE IL DIRITTO ALL’AGEVOLAZIONE PREVISTA SULL’ABITAZIONE PRINCIPALE QUANDO IL CONTRIBUENTE RISIEDE IN UN ALTRO COMUNE RISPETTO AL CONIUGE

Nella pronuncia in commento la Suprema Corte si è occupata del problema relativo all’eventuale applicazione dell’agevolazione prevista in tema di IMU sull’abitazione principale per coniugi residenti in Comuni diversi. In particolare, la Corte di Cassazione ha avuto modo di ribadire il principio per cui l'esenzione prevista per la casa principale dall'art. 13 comma 2 del D.L. n. 201 del 2011 richiede non soltanto che il possessore e il suo nucleo familiare dimorino stabilmente in tale immobile, ma altresì che vi risiedano anagraficamente. Infatti, l'agevolazione richiede non soltanto che il possessore e il suo nucleo familiare dimorino stabilmente nell'immobile, ma altresì che vi risiedano anagraficamente e, di conseguenza, è necessario che l'abitazione principale sia solo una, anche in caso di coniugi separati di fatto. Pertanto, l'esenzione dall'Imposta, nel caso in cui i due coniugi non separati legalmente abbiano destinato due diversi immobili ad abitazione principale, anche se ubicati in Comuni diversi, è da negarsi.

Data: 15 Febbraio 2022
NOTIFICA DEGLI ATTI TRIBUTARI – PRINCIPIO DELLA “SCISSIONE SOGGETTIVA” DEGLI EFFETTI

Con la sentenza n. 40543/2021 la Cassazione, a Sezioni Unite, si pronuncia su una tematica - la notificazione degli atti di imposizione tributaria - di particolare importanza, nonché oggetto di contrasto; atteso che, l’esatta individuazione del momento di perfezionamento della notifica di tali atti, risulta essere fondamentale sia per il soggetto notificante (per i termini di prescrizione/decadenza), sia per il destinatario (per la decorrenza dei termini per il pagamento e/o per la presentazione di un eventuale ricorso avverso l’atto). Nel caso che ci occupa, alla Suprema Corte venivano sottoposte due fondamentali questioni, ovvero: 1) l’applicabilità del principio di “scissione soggettiva” degli effetti della notificazione anche degli atti di imposizione tributaria; 2) l’applicabilità del predetto principio anche nel caso di notifica effettuata da un messo notificatore speciale ex art. 60 D.P.R. n. 600/1973 e art. 16, comma 4, d.lgs. n. 546/1992 e non dall’ufficiale giudiziario. Per dirimere le due questioni, in primis, la Corte delinea la natura dell’atto amministrativo d’imposizione tributaria.

Data: 1 Febbraio 2022
PER CONSULENTE FISCALE DEVE INTENDERSI COLUI CHE SVOLGE ATTIVITÀ DI CONSULENZA NELL’ESERCIZIO DELLA SUA PROFESSIONE, ANCHE SE NON ISCRITTO IN UN ALBO E NON PROVVISTO DELLA SPECIFICA ABILITAZIONE, E CIÒ ANCHE AI FINI DELL’APPLICAZIONE DELLA CIRCOSTANZA AGGRAVANTE AI SENSI DELL’ART. 13-BIS, COMMA 3, D.LGS. N. 74/2000

Nella interessantissima pronuncia in esame la Suprema Corte, nel pronunciarsi in punto di applicazione di circostanze aggravanti per i delitti di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati di frode fiscale, riciclaggio e indebita compensazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, nonché di commissione di tali reati nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale, ha provveduto a meglio circoscrivere la qualifica di consulente fiscale. Più nello specifico, la suprema Corte ha affermato che è doveroso “attribuire alla nozione più generale di professionista, in assenza di richiami specifici, un significato sostanziale, ricomprendendovi cioè chiunque svolga attività di consulenza fiscale nell'esercizio della sua professione (dunque commercialisti, avvocati, consulenti e così via)”. Secondo l'orientamento più volte espresso dalla giurisprudenza civile di legittimità, le attività di tenuta delle scritture contabili dell'impresa, di redazione dei modelli IVA o per la dichiarazione dei redditi, di effettuazione di conteggi ai fini dell'IRAP, dell'ICI o di altre imposte, di richiesta di certificati o di presentazione di domande presso la Camera di Commercio, di assistenza e consulenza aziendale nelle materie commerciali, economiche, finanziarie e di ragioneria), non rientrano nell'ambito di quelle riservate ai dottori commercialisti ed ai ragionieri e, quindi, il loro esercizio non è condizionato all'iscrizione nei relativi albi professionali o ad abilitazione né si tratta di attività riservate solo a soggetti iscritti ad albi o provvisti di specifica abilitazione. 2

Data: 25 Gennaio 2022
IL PROCESSO TRIBUTARIO È STRUTTURATO COME GIUDIZIO D'IMPUGNAZIONE DI UN ATTO DELL'AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA, NEL QUALE L'UFFICIO ASSUME LA VESTE DI ATTORE IN SENSO SOSTANZIALE, E LA SUA PRETESA È QUELLA RISULTANTE DALL'ATTO IMPUGNATO, SIA PER QUANTO RIGUARDA IL PETITUM CHE PER QUANTO RIGUARDA LA CAUSA PETENDI, RISPETTO ALLE QUALI L’UFFICIO NON PUÒ INTRODURRE NUOVI PROFILI DI INDAGINE IN SEDE GIURISDIZIONALE

Nella sentenza oggetto di disamina la Suprema Corte si occupa della questione che ha avuto inizio dall’impugnativa da parte di un contribuente di due avvisi di accertamento relativi a diversi periodi di imposta, redatti con metodo sintetico, con i quali erano stati accertati maggiori redditi rispetto a quelli dichiarati. Il contribuente, nello specifico, deduceva che la violazione del contraddittorio endoprocedimentale, all’uopo rilevando come gli incrementi patrimoniali sarebbero stati da ascrivere a redditi esenti di diversa provenienza, costituiti da riscossione di polizza vita, finanziamenti infruttiferi dei familiari e saldo attivo di conto corrente e deducendo la natura meramente virtuale di alcuni ammortamenti. In primo grado il ricorso veniva accolto. A seguito di impugnazione proposta dall’Ufficio, la Commissione Territoriale regionale competente accoglieva il gravame rilevando che il contribuente non dovesse dare la prova delle sole disponibilità liquide a fronteggiare l’ammontare delle spese, ma anche dei redditi esenti al fine di coprire gli investimenti patrimoniali. Il contribuente, indi, proponeva ricorso innanzi alla Suprema Corte.

Data: 15 Dicembre 2021
LA DIVERSA DISTRIBUZIONE DEGLI SPAZI INTERNI È INIDONEA, COME TALE, AD INTACCARE L'ORIGINARIO CLASSAMENTO E CONSEGUENTEMENTE A GIUSTIFICARE UNA VARIAZIONE AL RIBASSO DELLA CLASSE, TENENDO CONTO DELLA SITUAZIONE PREESISTENTE

Nella sentenza in esame la Corte di Cassazione si è occupata della questione relativa all’incidenza sul classamento catastale di una diversa distribuzione degli spazi interni all’interno di una unità immobiliare. La questione oggetto di disamina da parte della suprema Corte prende avvio dall'avviso di rettifica emesso a seguito della richiesta da parte del contribuente che aveva proposto la variazione catastale, per "diversa distribuzione degli spazi interni", dell'immobile in questione, in A/2 classe 1, a fronte di originario classamento in A/1 classe 2. In particolare, si rilevava che l'Ufficio aveva effettuato una valutazione riferibile al criterio di stima diretto basato sul metodo sintetico comparativo, tenendo conto delle reali caratteristiche intrinseche ed estrinseche dell'immobile, già censito in categoria A/1, classe 2, ripristinando, dunque, il classamento originario rispetto a quello proposto dalla parte. Si osservava ancora che la valutazione dell'Ufficio era riferibile al criterio di stima diretta, basato sul metodo sintetico comparativo, avendo tenuto conto delle reali caratteristiche intrinseche ed estrinseche dell'immobile, che già prima della denuncia di variazione era censito in categoria A/1, classe 2, ed essendosi l'Ufficio quindi limitato a ripristinare il classamento originario rispetto a quello proposto dalla parte, che aveva denunciato un notevole abbattimento della rendita catastale originaria per "diversa distribuzione degli spazi interni".

Data: 1 Dicembre 2021

Lun-Ven
9.30-18.30